LIFESTYLE TRAVEL

Di vacanze, imprevisti e nuove consapevolezze

5 Settembre 2019
Colazione

Eccomi qui dopo poco più di quindici giorni passati nella mia bellissima Isola: la Sardegna.
Le nostre vacanze tanto desiderate non sono state proprio come ce le aspettavamo, anzi potrei definirle un vero disastro. Ma partiamo dall’inizio.
Come avevo scritto su Instagram, avevamo spostato il biglietto posticipandolo perché a Nicolò era venuta l’otite con febbre alta.
Quando finalmente è arrivato il giorno della partenza, sulla strada verso il porto di Piombino, ci siamo dovuti fermare al pronto soccorso di Cecina, perché ahimè il nostro piccolo piangeva disperato lamentando male alla pancia.

Impensabile pensare di salire su una nave per un viaggio di cinque ore.

Era la prima volta che che lo vedevamo così sofferente e abbiamo iniziato a fare i peggiori pensieri, soprattutto io, da buona mamma ansiosa quale sono.
Quindi non ci siamo fidati a salire in nave. Penso che non lo avrebbe fatto nessun genitore. Per fortuna il suo malessere era dovuto “solo” a un blocco intestinale, ma quel tempo trascorso in ospedale ci ha fatto perdere la nave.
Quasi all’ultimo minuto sono comunque riuscita a spostare il biglietto su Livorno e all’una del mattino stavamo lasciando la Toscana, dopo una breve visita a Pisa dove ho potuto abbracciare Luisa.
TORRE DI PISA
Quando finalmente siamo arrivati in Sardegna, nel meraviglioso contesto della Costa Smeralda, una brutta notizia ci ha raggiunti lasciandoci completamente destabilizzati.

Per giorni abbiamo “congelato” le nostre vite, vivendo quasi in apnea in attesa di buone nuove.

Abbiamo vissuto i giorni al mare con la testa completamente altrove e quando finalmente le cose sembravano andare meglio a me è venuta la labirintite.
Ho “festeggiato” il nostro tredicesimo anniversario di nozze cenando da sola in camera con un piatto di risotto agli scampi e guardando l’ultima puntata di “Spirito Libero”, mentre mio marito e Nicolò si “godevano” la baby dance e la serata circo al villaggio in cui eravamo ospiti.
Due giorni dopo a Nicolò è tornata la febbre alta, altra visita alla guardia medica pediatrica e nuovo giro di antibiotico.

Avevo pianificato tutto, atteso per mesi questa vacanza perché il nord Sardegna non lo conoscevamo (solitamente scegliamo Villasimius e la Costa più selvaggia di Orosei).

Tante aspettative per per giungere ad un nulla di fatto.
Non c’è stata nessuna gita in barca.
Nessun aperitivo al tramonto.
(Anche se il tramonto lo abbiamo aspettato ugualmente “a terra”)

Non siamo riusciti visitare San Pantaleo e le isole di Spargi, Budelli e la Maddalena.
Siamo solo riusciti a fare un giro a Porto Cervo e una giornata a Porto Pollo con una coppia di amici che si trovavano in vacanza vicino a noi.


Porto Pollo
Sardegna

Ma gli eventi hanno continuato a non sorriderci
, e quando ormai stufi della Costa Smeralda (che non abbiamo visitato) siamo arrivati a casa dei miei genitori nel sud Sardegna, mio marito è dovuto salire su un aereo una domenica mattina alle 7 per un’urgenza di lavoro.

Il tempo trascorso nella casa della mia infanzia invece, come sempre mi ha rigenerato.

E ancora una volta ho avuto conferma che le cose semplici sono le più perfette.
Non solo, quest’anno più di ogni altro anno ho capito quanto avevo bisogno di stare con la mia famiglia. Di assaporare ogni singolo attimo passato insieme a loro.
Di costruire nuovi ricordi e vivere gli affetti.
Nicolò e Sofia
Di sentire il profumo del caffè che si mescola a quello del sugo, perché si sa, il mio papà è indaffarato ai fornelli già di primo mattino.
Del bacio del buongiorno sulla guancia.
Dell’abbraccio della mia mamma.
Delle risposte e dei consigli che solo loro mi sanno dare, perché infondo rimango sempre la loro bambina.
Di condividere emozioni e pensieri.
Di perdersi in racconti.
Dei pranzi infiniti, delle chiacchiere che non hanno mai fine e anche delle piccole discussioni, perché come è giusto che sia le opinioni sono spesso diverse e noi siamo così una famiglia imperfettamente perfetta!

Famiglia

[Qui c’è solo una piccolissima parte della nostra grande famiglia. Siamo in ventidue =)]

E poi da quest’anno, grazie alla mia nipotina Sofia di cinque anni, abbiamo una nuova tradizione familiare. Lasciare un disegno e un pensiero sulla vacanza appena trascorsa 😍
E anche noi abbiamo lasciato il nostro ♥️

La parete dei ricordi

La parete dei ricordi

Scrivo queste righe sulle note dell’iPhone, mentre ci dirigiamo verso la nave che ci porterà “a casa”. Gli occhi ancora pieni di lacrime. Alla radio suona la canzone “domenica”.
Mia mamma nel suo lungo abbraccio mi ha strappato una promessa, quella di non aspettare più il domani per vivere la mia Vita, MA di abbracciarla ORA facendo ciò che amo e che mi fa stare bene.
Questa è la lezione più grande che gli eventi dei giorni scorsi mi hanno lasciato.
In un attimo tutto può cambiare e io non voglio più continuare a perdere tempo facendo cose che non mi va di fare, semplicemente perché si deve. O a coltivare rapporti “malati” per educazione.
Ho bisogno di respirare a pieni polmoni, di allontanare le persone negative che fingono di volermi bene e che troppe volte in passato mi hanno delusa.
Ho bisogno di condividere frammenti di Vita con chi mi fa battere il cuore o mi strappa un sorriso, con chi mi regala, senza saperlo, un pezzetto di se stesso.

“Spero che non stessero aspettando il domani, per vivere. È triste pensare che la gente investa tanto nel domani. Noi non sappiamo ciò che potrebbe accadere tra un momento. Potrebbe non esserci un altro momento nel nostro futuro”.

Questa frase è tratta dal libro “VIVERE AMARE CAPIRSI” di Leo Buscaglia. Non credo sia un caso che sia stato l’unico libro che ho messo casualmente in valigia.

“Avete il pennello, avete i colori, dipingete voi il paradiso, e poi entrateci!”

Buona Vita

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Miky

Miky, 39 anni, un cuore sardo che batte in Piemonte. Moglie e mamma. Qui tra le pagine del mio blog, condivido passioni e ricordi, istanti di vita e piccoli dettagli di una giornata qualunque. Perché voglio ricordarmi ogni giorno quanto sia straordinario poter vivere un'ordinaria quotidianità!

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